Non solo effimero e fake-news sui social media. Cresce un nuovo modo di viverli e utilizzarli sdoganando la morte e celebrando la vita.

E’ di pochi giorni fa la notizia che Facebook ha deciso di intensificare la lotta alle fake-news rafforzando i legami con autorevoli editori tra i quali Wall Street Journal e Washington Post per promuovere contenuti di qualità in rete proponendo così una sorta di nuova alfabetizzazione di massa. Se da un lato il falso, l’effimero, il superficiale, sembrano essere i connotati che caratterizzano l’info-comunicazione sui social e, a detta degli esperti del settore, esistono seri rischi di identità sempre più fluide e analfabetismo emotivo, dall’altro emerge un nuovo modo di utilizzare la rete, fatto di testimonianze e ricordi di vita delle persone che non ci sono più, dove le fonti sono attendibili perché parenti, amici, colleghi o semplici conoscenti del defunto, le informazioni vere perché pagine di vita delle persone, e le emozioni sincere, appropriate, profonde.

Uno dei più noti sociologi di Internet, Derricke de Kerckhove allievo di McLuhan ha sostenuto che oltre allo spazio fisico e mentale si è aggiunto da qualche anno quello virtuale/digitale, l’unico spazio nel quale si sopravvive anche dopo la morte. Spazio che si ingrandisce sempre di più su Facebook al punto da contare circa 30 milioni di persone passate a miglior vita, alcune abbandonate e lasciate sole, altre, molte, ricordate, testimoniate, salutate e onorate da chi li ha conosciute. Con un post, una frase, un ricordo di vita, una foto o un semplice “ciao ci manchi”.

La digitalizzazione della vita digitalizza anche la dipartita da questa terra che, come sostiene lo stesso De Kerckhove, “non è più un tabù anzi, la nuova intelligenza sarà riscoprire che pensare e condividere la morte è un insegnamento prezioso”; tornare a viverla come un tempo , “come se la morte stesse tornando ad essere vissuta come evento collettivo e non solo un fatto privato”.

Insegnamento che sembra essere stato recepito visto che all’ombra dei cipressi e dentro i social la vita è celebrata, ricordata, condivisa da una comunità che custodisce rituali, buone maniere, valori che sembrano spariti nella dimensione fisica del reale. Forse perché ha dimenticato i Sepolcri di Foscolo o A Livella di Totò, ma che grazie a Zuckenberg ha un account di Facebook dove poter compiere questo gesto di pietà e rispetto umano in maniera semplice, celebrativa ma soprattutto ovunque e in qualsiasi momento.